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Punto-InterrogativoTi stai chiedendo se vale la pena investire soldi per promuovere la tua pagina Facebook o se vale la pena investire con quelle agenzie che per poche decine di euro ti vendono migliaia di Like? Vuoi sapere se è vero che Facebook ti entra nel profilo e lo usa a suo piacimento, scegliendo pagine da laikkare al posto tuo?

Calma, rispondo a una domanda per volta.

Vale la pena investire su Facebook se:

  • Il tuo pubblico di riferimento è su Facebook
  • Sei disposto a lavorare sui contenuti.
  • Sei disposto a correre il rischio di fare dei test.
  • Sei consapevole che Facebook non è una Onlus e ti restituisce un servizio più o meno qualitativo in funzione del denaro che intendi spendere.
  • Sei consapevole che Facebook non è casa tua. Casa tua è il tuo sito, il tuo blog; ed è lì che deve convergere la strategia di web marketing.
  • Sei consapevole che su Facebook le persone ci stanno per cazzeggiare; ragion per cui prima di pretendere qualcosa da loro, devi dare a loro qualcosa: emozioni umane.

Non avevi in mente nessuna strategia? Non hai pianificato la pubblicazione dei contenuti? Vuoi vedere immediatamente un ritorno sugli investimenti al primo euro speso? Lascia stare.

Perdona la franchezza, ma investire il denaro così equivale a sperare nella fortuna comprando il gratta e vinci.

Questo non significa che se non hai migliaia di euro da investire non otterrai nessun risultato.

Anche con cifre medio/basse si possono ottenere dei benefici, ma con la consapevolezza che:

  • il risultato sarà direttamente proporzionale all’investimento
  • occorre sempre e comunque lavorare bene sui contenuti
  • anche il più piccolo investimento si deve integrare nella pianificazione di una strategia
  • i risultati arrivano con tempo, pazienza e dedizione

E se i like che arrivano da una campagna fatta regolarmente attraverso Facebook Ads sono dei fake?

Fa parte del rischio, un rischio concreto e documentato da Facebook stesso, consapevole dell’esistenza di milioni di profili fake. Quello che possiamo fare noi è: segnalarli per farli chiudere, smettere di crearli.

Preferisco la vecchia pubblicità offline, i volantini, le affissioni. Quelli li vede la gente vera, mica i fake.

Premesso che tutti i mezzi di comunicazione, a seconda delle esigenze e del momento, se sono integrati bene nella pianificazione di una strategia promozionale, sono utili e funzionano, sappi che sì, quella è gente vera che, mentre cammina, è ferma in auto al semaforo o aspetta l’autobus, aggiorna lo status di Facebook.

Comprare i Like? Quello non andrebbe mai, mai, mai fatto.

Perchè c’è il condizionale? Perchè esiste la vecchia regola secondo la quale le persone sono come le pecore: seguono il gregge. Allora, succede che se vediamo una pagina con migliaia di Like, secondo la teoria del pecorone saremo più propensi a mettere il pollicino.

Giusto? Sbagliato? Ai mostri del marketing l’ardua sentenza. Io sono una fan del like più o meno spontaneo, del pochi ma buoni.

Migliaia di Like farlocchi, inquinano le statistiche e non sono utili a creare coinvolgimento. Punto.

Ma da dove arrivano questi Like?

Una bella risposta la trovate in questo articolo: io agenzia pago (una miseria) a te utente di facebook per mettere il like dove dico io, poi vendo il tuo like (a costo maggiorato) all’azienda che vuole tanti like veloci ed economici. Va da sè che tu ti crei almeno due fake (+ profili + guadagno). Va da sè che nell’era della tecnologia, ci siano anche metodi più o meno legali, più o meno rapidi di svolgere il compito e che si crei, attorno a questo fenomeno, un discreto indotto.

Il fatto che il suddetto articolo sia datato dovrebbe già far capire che stiamo parlando di un argomento vecchio, trito e ritrito e gli internauti più navigati staranno già chiudendo la pagina pensando “ma c’è ancora bisogno di spiegare queste cose?”.

SONY DSCPurtroppo sì, perchè c’è ancora qualcuno che, senza cognizione di causa, blatera cazzate. I profondi conoscitori dei Social Media, quelli che hanno sempre in tasca una buona teoria del complotto e l’inequivocabile certezza che siamo tutti posseduti dai poteri oscuri. Costoro sostengono, più o meno animatamente, che Mark, impadronitosi delle nostre vite e dei nostri profili, maneggia i bottoni e ci ruba i like per poi rivenderli.

Qualcuno sta già pensando che sì, è vero! Anche io mi sono ritrovato con dei Like mai dati!

A parte che, con l’avvento degli smartphone e del touchscreen, è assodato che si cliccano inconsapevolmente un sacco di robe, vorrei informare gli eterni sostenitori del complotto, che stanno ignorando l’esistenza di quella cosa che si chiama LikeJacking che assomiglia tanto a quell’altra che si chiama ClickJacking. Attraverso allettanti messaggi ti ritrovi su una pagina web dove, ovunque tu clicchi, metti un like a una pagina facebook. I dettagli li trovate qui e anche qui e in molte altre pagine.

Una seria azienda che ne è stata vittima, rischiando di compromettere la sua stessa immagine, si è scusata attraverso questa nota pubblicata su Facebook.

males-391346_1280I complotti e i poteri oscuri sono sempre esistiti e sempre esisteranno. Ma difficilmente ci basterà una vita per venirne a capo. Come difficilmente sapremo se è vero che l’amica della cugina del collega del mio vicino di casa è guarita da un male incurabile grazie agli sciamani.

Rubo da qui due frasi di Rudy Bandiera che, parlando di pluralità su internet, auspica un 2015 nel quale vengano messi al bando gli atteggiamenti tossici: il cinismo on-line funziona un sacco, è molto più facile sputtanare che pensare e (aggiungo io) informarsi prima di parlare.

Facebook è un’impresa e Zuck è un imprenditore che sa fare bene i suoi interessi. Se ti stai chiedendo se per lui sei un valore commerciale, la risposta è sì, lo sei. Tuttavia, se il suo social non ti piace, se credi che Mark si stia arricchendo alle tue spalle,  basta un click per cancellare l’account. Nessuno armato di pistola ti ha costretto ad iscriverti nè ti costringe a restarci.

Da un punto di vista aziendale, Facebook fornisce un servizio pubblicitario a pagamento, come tanti altri che ci sono offline: se paghi bene, il quotidiano ti mette in prima pagina, se vuoi spendere meno ti mette accanto ai necrologi.

Qui ho parlato di Facebook, ma lo stesso vale per Google, Twitter, Microsoft, etc. Per ogni colosso c’è un mito da sfatare, una teoria del complotto. Io tengo sempre buona la massima di un amico: “niente è come sembra”. Nel bene e nel male è sempre vera.

Ma c’è una buona notizia: abbiamo tutti a disposizione, aggratis, la possibilità di ragionare, informarci e scegliere cosa va bene per noi e cosa no.

Chi teme la manipolazione da parte di terzi, forse, sa di essere facilmente influenzabile e, forse, le domande che dovrebbe farsi sono altre.

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Debora Pignatari

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Opero nel settore della grafica pubblicitaria dal 1999 fornendo una consulenza aziendale che inizia con il progetto grafico ed arriva al prodotto/mezzo di comunicazione finito. Ho iniziato ad usare i social media per diletto ed ho colto il Web 2.0 come opportunità e naturale evoluzione della mia professione.