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Comunicare non è un esercizio di italiano ma è la capacità di fare in modo che il nostro interlocutore comprenda il nostro messaggio.

typewriter-801921_1280Qualche tempo fa ho scritto un articolo dove sottolineavo l’importanza di scrivere bene per comunicare meglio e tuttora non nutro nessun dubbio sull’importanza di scrivere correttamente e di rispettare alcune regole fondamentali.

La scrittura è un potentissimo mezzo di comunicazione e, in virtù di questo, molto spesso cadiamo nella metonimia, sostituendo il termine “comunicazione” con un termine che ha con esso una stretta relazione di vicinanza: scrittura.

Ho usato la parola metonimia perchè fa figo, molto figo. Ti sto dicendo che conosco le figure retoriche e che a scuola ero bravissima in italiano. E di fronte a te che leggi posso suscitare due tipi di reazioni:

  • “Questa è una che ne sa a pacchi di italiano!” Figo, fighissimo, se tu fossi il mio prof. di italiano e fossimo a scuola.
  • “Embè? Chi ti credi di essere? Il tuo blog dice che ti occupi di comunicazione creativa; voglio leggere qualcosa che mi emozioni e che mi faccia immaginare quanto sarai brava a comunicare i miei valori, non la brutta copia di wikipedia.

Secondo il mio punto di vista ha ragione il secondo.

Comunicare non significa ostentare un linguaggio forbito e pieno di termini desueti e non significa nemmeno fare in modo che il nostro interlocutore riceva il messaggio; la ricezione è un altro aspetto della comunicazione che attiene ai media da utilizzare, alle promozioni a pagamento e all’ottimizzazione SEO.

E allora cosa significa comunicare?

Comunicare non è un esercizio di italiano ma è la capacità di fare in modo che il nostro interlocutore comprenda il nostro messaggio. 

C’è un libro straordinario di Lucio Dalla (Gesù, San Francesco, Totò: la nebulosa della comunicazione), scritto quando i social media e il web marketing erano lontani anni luce, nel quale c’è un passaggio che io definisco profetico per la lucidità con cui Dalla parla di argomenti che oggi, a spizzichi e bocconi, leggiamo nei blog:

[…] Il concetto di comprensione è troppo spesso dato per scontato e confuso con il concetto di ricezione. Invece non c’è niente da ricevere, perchè la comunicazione non può essere rappresentata come un tubo dentro al quale far passare pacchetti di messaggio che poi vengono ricomposti dal destinatario ricostruendo (uguale ma altrove) la struttura del discorso. […] Ipotizzare una comunicazione trasmissione, significa ridurre l’intero processo comunicativo ad un semplice trasferimento di pacchetti di informazione da un individuo all’altro, pacchetti sempre uguali che tendono a riprodursi immutabili. […]

Come si fa ad agevolare la comprensione  di ciò che stiamo comunicando?

  • Avere chiaro l’obiettivo della comunicazione;
  • C’è una parola che mi piace molto ed è empatia: cercare di entrare in empatia con il nostro interlocutore;
  • Sapere chiaramente chi è il destinatario del messaggio: parleresti a un bambino di tre anni come parli ad un adulto?
  • Usare un linguaggio grammaticalmente corretto ma semplice. Prendendo in prestito una citazione di Einstein (con il quale mi scuso pubblicamente per l’abuso che facciamo sul web delle sue citazioni), dobbiamo essere in grado di farci comprendere come se stessimo spiegando un concetto complicatissimo a nostra nonna.
  • Fare attenzione al tono di voce. Proprio oggi, confrontandomi con un partner di lavoro sul tono di voce di un testo, abbiamo riscontrato che il suo tono poteva risultare troppo asettico e il mio troppo zuccheroso. Grazie a questo confronto, il testo è risultato perfettamente equilibrato e idoneo al destinatario del messaggio.
  • Le buone maniere non guastano mai. Personalmente, metto al bando tutti gli atteggiamenti arroganti, saccenti e presuntuosi di cui i social media sono pieni zeppi. Tu puoi essere il più bravo del mondo nel tuo lavoro e, se lo sei, non hai bisogno di ostentarlo oltre il dovuto facendo lo sbruffone o, peggio, quello altezzoso che risponde a monosillabe perchè c’ha il Papa sull’altra linea. Insomma, per dirlo con un francesismo, non tiriamocela troppo.

Infine, fuori elenco perchè ricopre un argomento a sè stante: la creatività.

La creatività è un altro mondo infinito che, tuttavia, attiene anche alla scrittura e ci fa ritornare al punto di partenza: sapere scrivere in italiano corretto non fa di me una scrittrice e non fa di te uno scrittore. I grandi scrittori di tutti i tempi, sono andati oltre la grammatica e l’ortografia: lo stile di scrittura autentico e inimitabile di ognuno di loro ha dato forza e reso avvincenti le trame narrative dei loro libri.

Probabilmente non sei uno scrittore, ma un imprenditore che usa il web per il proprio business: nella comunicazione scritta cerca e trova il tuo stile univoco, adeguato al tuo target di riferimento, ma che ti rappresenti autenticamente.

Dobbiamo farci una ragione del fatto che non possiamo e non dobbiamo piacere a tutti, ma che là fuori ci sono tante persone che stanno cercando qualcuno esattamente come te. E uno dei mezzi di comunicazione che hai a disposizione per farglielo sapere è il tuo stile di scrittura.

Concludo con il suggerimento di una lettura che, come poche, apre la mente e gli orizzonti al profondo significato di come si possa comunicare, attraverso la scrittura, la stessa cosa in moltissimi modi diversi: “Esercizi di stile” di Raymond Queneau.



Debora Pignatari

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Opero nel settore della grafica pubblicitaria dal 1999 fornendo una consulenza aziendale che inizia con il progetto grafico ed arriva al prodotto/mezzo di comunicazione finito. Ho iniziato ad usare i social media per diletto ed ho colto il Web 2.0 come opportunità e naturale evoluzione della mia professione.